August 14, 2013


Tanto per essere sinceri…

Filed under: cosplay, real life — Ryuki @ 23:21

Tante volte in questo blog mi avete sentito fare riferimento alla mia malattia, e altrettante volte ho sentito dirmi la frase ‘Ma davvero sei disabile? Dalle foto non si direbbe affatto!’
E’ vero ed è la ragione per cui amo tanto il cosplay: con un costume addosso, per il tempo di una foto, io posso davvero diventare qualcun altro, liberandomi di tutti i miei problemi e le mie limitazioni.
Mostro solo ciò che voglio che vediate, nascondendo tutto il resto. Ma mi sono resa conto di essere fin troppo brava a farlo.
Chi mi conosce dal sito, mi segue su Facebook o altrove, finisce con il non accorgersi che sono diversa.
Risultato lusinghiero e non.
Sono lusingata di riuscire talmente bene in questo hobby da scontrarmi alla pari con gli altri ed essere apprezzata senza alcun trattamento di favore, ma lo sono meno nel rendermi conto che la mia battaglia e la mia fatica quotidiana nel voler dimostrare che la disabilità è solo un differente punto di partenza, e non una fine, viene quasi del tutto bypassato… ignorato.
E poichè spesso le immagini valgono più di mille parole, vi lascio con questo video:

8 anni di esibizioni cosplay da disabile

July 22, 2013


Nuovo anno, nuova saga letteraria, tanti cambiamenti

Filed under: real life, scrittura — Ryuki @ 13:04

Quasi 10 mesi!
Questo è il tempo trascorso dal mio ultimo post.
Non avevo nulla da dire? Non mi è accaduto nulla di interessante?
Direi tutto il contrario!
Non so voi, ma io appartengo a quella categoria di persone che quando ha troppi pensieri per la testa preferisce tacere e tenerseli per se. E così ho fatto credendo che comunque la ‘fama’ fin qui raggiunta bastasse a continuare a farmi seguire.
Mi sbagliavo di grosso!
Probabilmente avere un blog all’interno del proprio sito non aiuta per rendersi visibili. Forse dovrei arrendermi e aprirne uno su qualche piattaforma dedicata come Blogger o BlogSpot.
Forse alla fine lo farò.
Per ora per ora, visto che sono ancora a ‘casa mia’ permettetemi che in breve vi riassuma tutto quello che vi siete persi in questi 10 mesi, a causa del mio silenzio.
Cominciando dal cosplay vi sarete accorti di lei:

Merida, l’ultima principessa Disney Pixar uscita nelle sale cinematografiche.
E’ scozzese, con ricci capelli rossi, l’animo ribelle, nessun innamorato tra i piedi, ed è desideroso di prendere in mano il proprio destino.
Devo darvi altri ragioni per giustificare come mai l’ho cosplayata e la adoro?
Inoltre vestendone i panni ho preso parte all’evento che si svolge ogni settembre al Parco Giardino Sigurtà e che, non essendo una fiera, ma un evento all’aperto rivolto soprattutto ai bambini, al farli interagire con i loro ‘eroi’,  mi da un gusto e un divertimento che nelle grandi manifestazioni si è perso.
Insomma mi sono divertita come una matta, e per me è questa la sola cosa che conta davvero di un cosplay!

Per quanto riguarda la mia produzione letteraria le novità importanti sono due:

La prima è che il mio libretto autobiografico ‘Alessia in Cosplayland’ ( di cui trovate traccia anche in questo sito) si è tramutato in un vero e proprio progetto benefico che ha visto a marzo, presentato in anteprima alla fiera Cartoomics il fumetto dal sottotitolo ‘Lo Specchio della Realtà‘ ad opera delle sceneggiatore Simone Brusca e dell’illustratore Ivan Bella.

Se volete saperne di più, a cominciare da come acquistarlo, andate qui: http://cosplayland.alessiamainardi.net/

La seconda è l’uscita, avvenuta sempre a marzo, del primo volume della mia nuova saga urban-fantasy ‘Argetlam – La Spada di Luce’.
Forse molti di voi sono rimasti fermi con la mente alla Trilogia di Avelion, ma questo nuovo libro non potrebbe essere più diverso.
“La storia della saga di “Argetlam” affonda le radici nelle familiari leggende del nord Europa, ricalcando in particolare quelle irlandesi legate al popolo divino dei Tuatha de Danann e al suo re Nuada, soprannominato ‘Argetlam’ per la protesi d’argento che ha sotituito il suo braccio destro perso in battaglia.
Tutto ruota intorno a questa figura mitica che d’improvviso si risveglia scontrandosi con il mondo che ci è familiare e con ragazzi e situazioni anche troppo normali. Ma il sovrannaturale, con il suo alone di magia e mistero, non tarderà a manifestarsi travolgendo tutto e tutti. Facendo rileggere in chiave moderna ciò che è sempre stato considerato solamente leggenda arrivando a strizzare l’occhio alla fantascienza per creare un connubio fantastico e realistico insieme.
Quattro libri, ognuno dei quali ha nel titolo il nome di uno dei Quattro Gioielli sacri ai Tuatha de Danann, che devono essere recuperati.
Quattro paesi diversi: l’Italia con Parma, l’Inghilterra, l’Irlanda e infine la Scozia.
Quattro anni di tempo in cui esseri leggendari e ragazzi comuni dovranno imparare a coesistere e ad affrontare nemici imprevedibili e letali in un’avventura incalzante attraverso la storia di luoghi reali, miti, usanze di culture lontane e diverse e tante nuove scoperte.”

Se volete saperne di più (per l’acquisto lo trovate in tutte le librerie, anche on-line) andate qui: http://argetlam.alessiamainardi.net/

Insomma in questi 10 mesi di silenzio non mi sono certo rigirata i pollici, per cui vi do un consiglio, sapendo quanto il mio umore altalenante, per gravi problemi di famiglia che non ritengo sia luogo e modo dove parlarne, mi spinga a sparire anche per periodi lunghissimi… Cercatemi!

Cercatemi nel mio nuovo sito professionale da scrittrice: http://www.alessiamainardi.net/

Oppure su Facebook, Twitter, YouTube.

Vedrete che scovarmi non è poi così difficile!

September 21, 2012


Ad essere cattivi c’è più gusto!

Filed under: riflessioni, scrittura — Ryuki @ 00:11

Dopo essermi letteralmente bevuta le due stagioni della serie V -Visitors (remake del 2009 del famoso telefilm) posso affermare in completa sincerità che il mio personaggio preferito è senz’altro lei: Anna, la spietata regina dei Visitors.
Io non ho predilezione per i buoni o i cattivi in un film/serie/cartone animato/libro , la mia sola pietra di paragone per scegliere di volta in volta il mio preferito sta nella sua psicologia.
Detesto i buoni ‘perchè-sì’ come anche i cattivi ‘perchè-sì’.
Fammi capire quali sono le motivazioni che ti spingono a fare quello che fai, fammi seguire i tuoi pensieri e ragionamenti, dimostrami la tua intelligenza e tenacia nel perseguire i tuoi obbiettivi e ti amerò alla follia.
Secondo questo mio personale metro di giudizio la Anna di V è semplicemente perfetta. Una regina fiera e spietata che non si ferma davanti a niente per il bene e la supremazia della propria razza, una nemica implacabile che con un sorriso tesse una tela da cui è impossibile liberarsi e una stratega di una tale astuzia da riuscire a trarre vantaggio da qualunque situazione perpetrata a suo danno.
Cattiva, perfida, di sicuro, ma assolutamente da ammirare per la maestria con cui riesce costantemente a rigirare la situazione a sfavore dei buoni di turno (i terroristi della domenica che puntualmente realizzano piani inattaccabili quanto le bugie di un bimbo di sei anni!) e per la costanza con cui non devia mai dal proprio proposito di fare il meglio per la propria razza, non esitando a sacrificare sudditi, figlia e perfino se stessa.
Posso dire, per quel poco che seguo come spettatrice e lettrice, che non è affatto raro che i cattivi si rivelino personaggi di gran lunga più interessanti dei buoni. Questi ultimi spesso e volentieri semplicemente mancano di convinzione.
Sono buoni perchè… perchè è così, gli è capitato e non saprebbero essere altro. Spesso e volentieri non scelgono una parte, ci vengono tirati; non affrontano rinunce e sacrifici, sono gli altri a farlo per loro; e vincono non perchè si sono impegnati fino allo stremo dando tutto e di più, ma solo perchè “l’Ammmmmore vince sempre”.
Come scrittrice cerco il più possibile di evitare che i miei buoni cadano in questi clichè dandogli spinte, scelte difficili, motivazioni, sacrifici eppure ammetto candidamente che quando è il turno dei cattivi mi diverto molto di più a scrivere di loro.
Le sfumature di nero sono tante e più di una volta creo personaggi che sebbene cattivi, avendo tali trascorsi e ragioni per esserlo, è difficile non comprendere e quasi parteggiare per loro.
Il mio è un discorso che potrebbe andare avanti, con vari esempi presi dallo schermo o dalla letteratura, anche all’infinito (potete dirmi la vostra nei commenti, facendo esempi magari).
Comunque io sono e rimango convinta che ad essere cattivi ci sia più gusto!

August 9, 2012


Nessun rimpianto

Filed under: riflessioni — Ryuki @ 12:25

No, non è la strofa di una canzone, è semplicemente la mia vita: io sono immune al rimpianto, non ci siamo mai conosciuti.
Ci ho fatto caso solo ora, parlandone e stupendo chi mi ascoltava: io non provo rimpianti, nemmeno per quando ancora ero sana e potevo correre e camminare libera.
Perchè?
Semplicemente perchè sono una figlia di Monsieur Destino.
Ho già accennato a Lui in un altro post, ma credo di non aver ben spiegato cosa intendo.
Per gran parte della mia adolescenza ho tremendamente sofferto, l’arrivo della malattia mi ha mandato in depressione e quasi distrutto poi… Circa 9 anni fa fu come se il velo che avevo davanti agli occhi fosse stato squarciato e tutto è cambiato.
Ho cominciato a vedere chiaramente che tutto ciò che mi accadeva, anche cose davvero brutte e dure, accadevano per una ragione precisa. E non era una mera speranza o un credo, ma solo la pura verità.
Ora sono arrivata ad un punto per cui quando mi capita qualcosa che chiunque prenderebbe come una tragedia che lascerebbe piangenti e a pezzi io mi faccio forza e vado avanti. Puntualmente Monsieur Destino qualche mese dopo arriva con la sua ricompensa, un evento positivo che non avrebbe mai potuto palesarsi senza quello sconvolgimento doloroso.
Lo so, lo vedo e ne sono consapevole… per cui nessun rimpianto.
Ho barattato la mia salute e indipendenza personale per affetto familiare, amicizie vere, talento e passione per la scrittura e probabilmente anche amore, dovrei davvero rimpiangere di non poter scendere le scale se non accompagnata o poter svolgere un alienante lavoro in ufficio, magari vivendo in affitto fuori casa con mille problemi, conviventi sbagliati, conoscenti ma non amici… rinunciando a tutto questo?
Anche se non ci avete mai pensato, cambiare una sola insignificante scelta del vostro passato, un incontro o un’esperienza cambierebbe radicalmente ciò che siete ora, chi avete intorno e tutto il vostro presente.
Davvero provate ancora rimpianti sapendolo?
Sì, lo so, evidentemente vedere troppe puntate del Dottor Who mi sta facendo male, che volete farci?!

July 26, 2012


Parole incastrate

Filed under: real life — Ryuki @ 00:39

Dopo che ieri sera ho passato quasi un’ora a scrivere per poi ritrovarmi il post cancellato, sono stata molto vicina a lasciar perdere.
Si poteva già capire: io e questo 2012 ci tolleriamo a malapena.
Cinque mesi…
Tanto è passato da quando mi sono fatta viva l’ultima volta e non è che nel frettempo non mi sia successo nulla di importante anzi. Forse il problema è proprio che è accaduto troppo e sono stata più impegnata a vivere che a scrivere.

In un mondo dove facebook, twitter e compagnia dominano, dove dal cellulare puoi far sempre ogni volta che vai  in bagno e dove, io non sento affatto quest’esigenza di comunicare tutto ad ogni costo. E  probabilmente sbaglio visto che la mia poca visibilità così faticosamente conquistata negli anni è, ormai, praticamente un ricordo.
Ma davvero iniziate meglio la giornata se vi faccio sapere cosa mangio per colazione? O vi interessa seriamente sapere che alle 10 sono nel tale supermarket a fare spesa?

De gustibus…

Comunque vediamo di riassumere gli eventi più salienti che mi sono capitati:
- 4 aprile: ho preso la patente
- qualche giorno dopo è finito il mio status single. Al momento sono felicemente impegnata, anche se non mi soffermerò oltre sull’argomento. Non sono il tipo e… Sono fatti miei!
- 17 maggio: auto nuova. Una splendida Toyota Yaris rosso metallizzato che ho immediatamente ribattezzato Jarvis, sia per la quantità di optional tecnologici, sia per non smentirmi!
- 31 maggio: conclusione stesura primo capitolo della mia nuova saga urban fantasy. Il titolo dell’intera saga è ‘Argetlam’ ( ed evitate di tirare in ballo il personaggio di Eragon! Paolini ha rubato il soprannome di un re della mitologia irlandese Nuada detto ‘Argetlam’ che significa ‘Braccio d’Argento’ poichè aveva una protesi di quel metallo dopo che gli era stato staccato il braccio in battaglia: http://it.wikipedia.org/wiki/Nuada ) affonda le sue radici nella mitologia d’Irlanda, esattamente com’è, tirando in ballo i suoi dei e altri pantheon nordici e non, strizzando anche un occhio alla fantascienza.
- 30 giugno: insieme alla mia associazione e a vari amici ho realizzato la seconda edizione di ‘La Notte delle Stelle’ (gallery fotografica qui: http://www.avelion.it/gallery-associazione/64-notte-delle-stelle-2012-by-max.html )
In più a marzo e poi a maggio, prima a livello provinciale e poi nazionale, mi è stato riconosciuto il premio ToYP per ‘Crescita Personale’ dalla Junior Chamber International ( http://www.jciitaly.org/ )

Aspettando che il mio nuovo libro sia valutato e gli venga assegnata una data di uscita, sto collaborando ad un… progetto molto più ‘visivo’ che dovrebbe vedere la luce a Lucca Comics.
A livello fiere e cosplay appaio sempre più sporadicamente, comunque questo weekend potrete incontrarmi a Vinci per la ‘Festa dell’Unicorno’ in panni originali e il 2 settembre al Parco Giardino Sigurtà nei panni di Merida da Brave.

Molto ho pensato e tante opinioni avrei da esprimere, ma per il momento penso che questo riassunto sia sufficiente. Ho ancora molte parole incastrate in gola, che cercherò pian piano di far uscire rimanendo attiva in questi lidi!

February 7, 2012


Scrittrice sì, intellettuale non credo

Filed under: scrittura — Ryuki @ 12:18

Di nuovo quasi due mesi esatti di latitanza dal blog! Basterebbe questo per capire che Alessia Mainardi non è la ’scrittrice’ che ultimamente va di moda sul web.
In effetti da quando ho iniziato la mia carriera lavorativa quattro anni fa, già mi sentivo non all’altezza di molti miei colleghi e soprattutto colleghe.
Perchè?
Beh, semplicemente perchè non sono un’intellettuale e non fingo di esserlo.
Non riesco a tenere un blog quasi giornaliero in cui raccontare le grandi elucubrazioni che scaturiscono dalla vita di tutti i giorni. Non sento la necessità di commentare ogni avvenimento mondiale di una qualche rilevanza. Non mi sento in grado di analizzare e fare una critica degna di questo nome ai libri che leggo. E men che meno sono capace di intessere un rapporto quasi epistolare con voi lettori sbrodolando opinioni più o meno mature sul mondo dell’editoria e affini.
Sono mediocre?
Può essere. Ma quando ho iniziato a scrivere nessuno mi aveva detto che per conquistatare seguito e rilevanza avrei dovuto alimentare un’immagine da intelletuale impegnata che vive tra i libri, si esprime costantemente sul blog e critica e commenta qualunque cosa per dimostrare quanto attenta, presente e acculturata sia.
I social network ormai ci hanno abituato ad essere al corrente in tempo reale se la nostra star preferita si è svegliata con i capelli intricati, se il nostro compagno delle elementari si è scottato la lingua bevendo il caffè, o se al nostro vicino è andata di traverso la fetta biscottata.
Al motto del ‘Se non ci sei, non esisti’ ci sentiamo quasi in dovere di tenere al corrente tutti di tutto, anche se non abbiamo nulla da dire. E, anche se in modo molto più ponderato, ricercato e appunto intellettuale, sembra quasi ovvio che ogni scrittore abbia un blog, spesso correlato di pagina Facebook e Twitter, dove mostrare le sue competenze e le sue idee.
Ammetto candidamente di sentirmi assolutamente inferiore ad ognuno di loro.
Io sono ancora quella che legge libri ispirata dalla sensazione del momento, che fa le orecchie alle pagine per tenere il segno, che scorda il nome dell’autore e il titolo già dopo una settimana che ha finito la lettura.
Sono quella che si tiene a mente solo le scene che l’hanno colpita, che non ha praticamente idea di come si classifichino le varie tipologie di fantasy  a suon di urban, weird, stempunk, high, low e via discorrendo.
Sono quella che, se un libro è scritto in prima persona e il protagonista le sta antipatico, lo abbandona a pagina 40 e non finirà mai di leggerlo anche se tutti proclamano che: ‘un libro va letto fino alla fine, prima di poterlo guidicare’.
Non credo funzioni così. Sono libera di decidere quando voglio che non mi piace, di chiuderlo e abbandonarrlo in ogni momento a patto che sia anche in grado di tenere per me la cosa e di ammettere i miei limiti di letttrice di poco valore.
Se dovessi commentare online ogni lettura che faccio allora sì che, per dovere di cronaca, dovrei leggere dalla prima all’ultima riga, documentarmi sul genere, sull’autore, comprendere il contesto, e fare una critica il più possibile oggettiva ed esaustiva.
Semplicemente non mi va!
Scrivo racconti, ora libri, perchè l’inventare storie fa parte di me da sempre. Pubblico perchè cerco il riscontro con gli altri. Voglio trasmettere qualcosa. Voglio essere letta, e anche commentata o criticata. Fa parte del gioco.
Ma non riesco a vendermi per ciò che non sono, e non sono di sicuro un’intellettuale.
Sentimentale, passionale di certo. Mi lascio trasportare da ciò che provo e scrivo la mia opinione solo quando mi sembra di avere qualcosa da condividere.
Probabilmente non sono neanche degna di proclamarmi un’autrice, non sono all’altezza dei miei colleghi. Eppure una cosa buona che l’ho anch’io: sono semplicemente me stessa, una qualunque che scrive libri che possono piacere o meno.
E non ho altre pretese se non queste.

December 8, 2011


Curse me: “The fourth of September – The Circle is closed”

Filed under: pagine sparse — Ryuki @ 12:43


Il lento e ripetitivo rumore della risacca che si infrange sul bagnasciuga mi culla, il vento mi scompiglia i capelli profumandoli di odori lontani… la sabbia bagnata s’ infila morbida tra le mie dita mentre cammino a piedi nudi verso il posto che ormai mi è divenuto familiare… quel piccolo angolo di mondo immaginario disperso nei miei sogni.. l’isola senza nome né collocazione dove ogni volta vengo ad incontrarti.
Tu sei seduto, mollemente adagiato tra il fresco dell’erba appena nata, sotto il fitto del palme, con una bottiglia di rum vuota che ti giace accanto… alla destra, e lo sguardo lanciato lontano… all’orizzonte.
Mi avvicino rallentando il passo, non oso disturbare i tuoi pensieri, ma tu, quasi avessi udito il richiamo delle mitiche sirene, ti accorgi della mia presenza e ti volti a guardarmi mentre un sorriso ti fa alzare gli angoli della bocca, scoprendo i bagliori d’oro che ti illuminano i denti.
- Sei in ritardo, missy! – la voce roca, calda ed avvolgente come i raggi del sole più impietoso, ma l’intonazione bonaria, giocosa e quasi maliziosa che ti contraddistingue.
- Davvero? Non sapevo che avessimo appuntamento, Capitano! – io ti sorrido di rimando, fingendomi innocente e mi siedo al tuo fianco, raccogliendo la gonna della lunga camicia da notte sgualcita che ho addosso, sotto le gambe ripiegate.
- Oh sì invece… è un’intera vita che ti aspetto. – mi rispondi stranamente serio.
Non era la frase che mi aspettavo.
Ti scruto perplessa, cercando di cogliere lo scherzo in quelle parole, ma incontro solo i tuoi occhi di brace scuri come la notte e tumultuosi come la tempesta, che mi studiano quasi a volermi rubare l’anima e ogni mio più intimo segreto.
E’ strano… qualcosa non va stavolta: nei miei sogni sei sempre stato la figura rassicurante, seducente e un po’ giocosa che mi accoglie bonariamente permettendomi di passare qualche momento al suo fianco, riempiendomi di ricordi… fantasie in effetti… che mi scaldano il cuore al risveglio fino al momento in cui la notte cala, e io di nuovo scivolo sotto le coperte per raggiungerti in quel mondo illusorio e stupendo che è solo nostro.
Eppure adesso ti guardo e vedo un’ombra che oscura i lineamenti fieri e quasi esotici del tuo volto.. ti sei incupito e mi scruti intensamente… avverto quasi una minaccia.
- Stavolta non ti lascerò andare – soffi queste parole tanto che quasi fatico ad udirle, ma la stretta delle tue braccia che mi avvolgono repentinamente la vita e il tuo sguardo che vuole incatenarmi non lasciano dubbi.
Non mi avevi mai toccato prima d’ora.. mai nemmeno quando più disperatamente lo avrei anelato sono mai riuscita a immaginare, e quindi far realizzare, che tu anche solo mi sfiorassi.. e invece stanotte.. ora.. lo stai facendo.. ferreo, duro, possessivo.
Le tue braccia diventano sbarre d’una prigione da cui non so se voglio davvero fuggire.
Che cosa sta succedendo?
- Perché? – chiedo, e d’improvviso un timore senza nome mi incrina la voce – Lo sai che torno ogni volta che posso.. non c’è bisogno che tu mi trattenga. -
Scoppi a ridere.. una risata impietosa e priva di allegria.. sferzante come lo schiocco di frusta.
- Davvero pensi che quella pallida imitazione di me stesso che ti figuri in sogno possa essere la realtà? Troppi secoli si sono susseguiti, troppe tempeste si sono levate, e troppe notti senza luna ho passato in attesa.. sospeso in un limbo nero e senza nome.. aspettando che tornassi da me. E’ il momento.. finalmente. -
Non capisco.
Di cosa stai parlando?
Da quando so della tua esistenza, da quando ti sei insinuato nel mio cuore e sei diventato il re dei miei sogni, non è passato giorno in cui mi dimenticassi di rivolgerti un pensiero.. non è passato istante prima che mi assopissi in cui non sperassi di incontrarti.
E ti ho incontrato.. notte dopo notte, sogno dopo sogno.. per un anno intero.
Allora perché dici di avermi atteso così a lungo come se mai prima d’ora ti avessi raggiunto?
Perché dici che ‘finalmente’ sono tornata.. ora?
- Non ricordi, vero? – il tuo sguardo che si era fatto duro come metallo si allenta un poco, si addolcisce il suono della tua voce.. mitigato forse dalla confusione che mi leggi in viso.
- Che cosa… dovrei ricordare? – balbetto.
- La promessa, me beauty. Mi hai fatto una promessa.. questa stessa notte.. ma di più di due secoli fa. E’ da allora che ti aspetto. – mi spieghi.. gentilmente.
Ora scorgo la malinconia, la solitudine e l’infinita tristezza che ti segnano il viso.. sei stanco, troppo.
Adesso capisco che non sei l’essere di fumo e fantasia che creavo dai miei sogni infantili.. sei vero, vivo.. ed io non capisco cosa tu voglia.
Di che promessa parli?
Non posso essere io quella di cui tu parli.. due secoli..
No, tu parli d’un ricordo.. qualcuno che hai conosciuto allora e io ti ho riportato alla mente.
- Sai che giorno è oggi? -
Quella domanda mi distoglie dai miei dubbi.
- E’ il 4 di settembre. – rispondo.
Una data troppo importante perché possa scordarla o confonderla.. esattamente un anno fa tu sei apparso nella mia vita, in questo stesso giorno ho seguito per la prima volta la tua rocambolesca avventura per riconquistare la tua adorata nave.. la Perla Nera, e in quei pochi istanti sei riuscito a riportare la luce nel mio cuore che ostinatamente, da troppo ormai, stavo tenendo serrato al mondo.
Mi hai insegnato di nuovo a ridere.. ho ricominciato ad esistere con te, ritrovando il gusto ed il senso di ciò che mi circonda.. ritrovando la gioia e l’eccitazione di vivere la vita per quello che è, istante per istante, esattamente come viene.
Perché allora mi domandi che giorno è oggi?
Lo sai.. e lo puoi vedere impresso nella mia carne.. sul polso destro giace una J, l’iniziale del tuo nome, stretta tra un 4 ed un 9.. il mio piccolo omaggio, ed insieme monito per non dimenticare mai più quello che hai saputo insegnarmi.. di nuovo.
- Sì, il 4 settembre.. me beauty, una data che si ripete con una strana casualità in questa vita vero? – sorridi, eppure di nuovo vedo che non è l’allegria a piegarti le labbra – E’ stato proprio in questo giorno che te ne sei andata.. ma mi hai chiesto di aspettarti.. hai giurato che saresti tornata.. – ti incupisci e taci d’improvviso.
- Jack.. -
- Taci, strega!- tuoni – Non mi chiamare, non cercare di blandirmi! Ho atteso troppo a lungo! Due secoli.. due secoli e mezzo mi hai lasciato vagare tra le ombre dei dannati senza provare rimorso. Mi hai maledetto.. e nemmeno mi hai lasciato la speranza di una liberazione.. Ma ora ti ho ritrovato, mia piccola strega dai capelli rossi. – sogghigni, e un brivido gelido mi corre lungo la schiena.. sto cominciando a capire ed ho paura.. vorrei sbagliarmi.
- Ora ricordi vero, Tety? – chiedi impietoso, serrandomi il mento con le due dita e costringendomi a guardarti negli occhi per affrontare la tua collera.
Quel nome.. Dio.. non mi sbagliavo!
Per quanto sia assurdo e impossibile da credere.. ora lo so, so a quale promessa ti riferisci.. e conosco il motivo della tua collera.
- Sei stata brava, mi sei sfuggita..ti ho lasciato libera per un po’ come desideravi.. ma ora basta! Lo sai, vero? Nemmeno la morte riesce a incatenarmi, sono maledetto.. e per questo libero dal suo giogo. Il momento adesso è arrivato.. rimarrai con me! -
Lo so, lo sento.. pagherò il prezzo di ciò che un altra ha commesso, ma di cui forse sono stata io ad avviare il gioco..
Tety, la donna che hai amato e perso.. Colei che ti ha maledetto condannandoti alla solitudine..
Promise di dividere con te il dono antico e segreto che è insieme vita e morte.. ed invece.. non mantenne la parola, vi sfuggì.
Io non sono lei.. so che lo sai, ma non è questo ad importarti..
Come io ti cercavo in sogno ancor prima che tu avessi un volto e un nome per riempire il vuoto del mio cuore ancora ignaro dell’amore.. così tu mi hai cercato attraverso il tempo per colmare la solitudine che troppo a lungo ti ha lacerato l’anima.
Tu sei la mia risposta.. io sarò la tua speranza.
Non sono Tety… e a differenza di lei non mi tirerò indietro.
E’ il 4 di settembre, il giorno che ci ha unito.. il giorno che ti ha diviso da lei, il giorno che odi e insieme ami.
Ho preso la mia decisione… sono nata solo per questo.
- Maledicimi . -
Lo vedo mentre dalla bocca mi esce l’unica parola che volevi sentire, un istante prima di ricevere il bacio che ci legherà per sempre, quel sorriso vero, sereno e sincero che ti scorga direttamente dal cuore.
So di aver fatto la scelta giusta.. ti ho ridato la gioia che tu hai donato a me.
Il cerchio si è chiuso stanotte.

Fine

Note dell’autrice: Una piccola one-shot, scritta diversi anni fa e poi dimenticata. Ritrovata ieri mentre rovistavo nel mio archivio personale. In poche righe c’è riassunta la mia idea di come può essere una storia d’amore degna di essere scritta e letta. Un velo di tragicità, destino e maledizione.

November 19, 2011


Rispetto Orgoglio Rigore Onore

Filed under: riflessioni — Ryuki @ 19:56

E’ da mesi che penso a come cavarmi di bocca quello che ho dentro, e ogni giorno mi confronto con qualcosa che mi sottolinea quanto sia necessario.
Non mi importa come sarà preso quello che scrivo (ed è probabile che ne farò anche un videolog essendo l’argomento davvero vasto, spinoso e controverso), ma ormai sono dell’idea che se ognuno di noi riscoprisse i pilastri fondamentali di RISPETTO, ORGOGLIO, RIGORE  e ONORE, potremmo davvero cambiare tutto ciò che non ci va partendo da noi stessi.
Seguite il mio ragionamento.
- Primo passo: RISPETTO
Sicuramente si comincia dal rispetto per se stessi, che comincia dal prendersi cura del proprio corpo e del proprio benessere, per poi passare al rispetto delle proprie idee inteso come dire ciò che pensiamo senza ipocrisie e menzogne di sorta.
Quindi si passa al rispetto degli altri: quanti si ricordano la frase ‘la mia libertà finisce quando inizia quella dell’altro’? Ecco il segreto è tutto lì: portare rispetto per i propri genitori, per le persone adulte, ma anche per i nostri coetanei imparando ad accettare le opinioni di tutti. Si può criticare, confrontarsi e dissentire senza per questo dover mai offendere, insultare o peggio passare ad azioni che vadano dall’urlare al mettersi le mani addosso.
Dopo questi due step viene la forma di rispetto ultima: quella delle regole. Da chiunque ci vengano imposte; che siano leggi dello stato, norme di comportamento, regole scolastiche o condominiali, come anche norme di sicurezza sul lavoro, norme fiscali come rilasciare sempre gli scontrini, dichiarare il reddito effettivo e pagare le tasse… se tutti vi si attenessero correttamente, riuscite a immaginare quanto più leggera, gradevole e meno stressante sarebbe la vita di ogni giorno?

- Secondo passo: ORGOGLIO
L’orgoglio fine a se stesso è forse uno dei peggiori difetti che si possano avere, per questo prima è fondamentale imparare il RISPETTO (in tutte le sue varianti! Non cercate di barare, perchè ricordatevi sempre che i ‘furbi’ fanno del male a tutti e penso che basti guardare a cosa ci porta un governo con poco rispetto e molti furbi perchè mi crediate).
Bisogna sicuramente avere un po’ di orgoglio per se stessi, aiuta ad essere sicuri di sé, ma l’ORGOGLIO a cui mi riferisco io è qualcosa che va molto al di là della sfera egoista.
E’ l’orgoglio di essere parte di qualcosa: che sia la propria famiglia, la propria squadra di lavoro, la propria comunità o la propria nazione.
Quanti di noi sono davvero orgogliosi di essere italiani? Del lavoro che svolgono? Della propria comunità intesa non solo come il circolo della parrocchia, ma come la cerchia di persone che abbiamo intorno come amici? O anche della propria famiglia?
Certo per essere orgogliosi di determinate realtà sembra che molto non dipenda da noi eppure non è vero. Pensate al primo punto: se rispettassimo le regole la nostra nazione ci soddisferebbe, ne saremmo orgogliosi, e lo stesso sarebbe in campo lavorativo, se venissero rispettati diritti, norme e bonus, saremmo orgogliosi di fare ciò che facciamo anche se fosse pulire bagni pubblici. Allo stesso modo se rispettassimo gli altri, le loro opinioni e i loro diritti, probabilmente avremmo rapporti migliori con tutti, a partire dalla nostra famiglia, e se a questo unissimo il rispetto per noi stessi ci circonderemmo di persone migliori sia nelle nostre relazioni, sia professionali che sentimentali, che nelle nostre amicizie.
E l’orgoglio di cui parlo ci imporrebbe di non accontentarci mai di niente di meno, continuando a far girare l’ingranaggio.

- Terzo passo: RIGORE
Rigore o disciplina possono essere facilmente sinonimi, ma il rigore parte da noi e non da qualcosa che ci viene imposto da altri, ed è fondamentale per mantenere i primi due passi.
Ci vuole molta fatica per comportarsi come scrivo, ma ancora di più ce ne vuole vivendo in una realtà in cui nessuno o quasi applica quanto dico.
Ecco perchè il RIGORE è tanto fondamentale, per non cadere nel facile tranello del ‘Che male può farmi se per una volta…?’ oppure ‘Nessuno si comporta come me, tutta la mia fatica è sprecata. Meglio arrendersi tanto è colpa della società/lavoro/scuola/amico/moroso/genitore che per primo non lo fa se va tutto a rotoli’. S
iate rigorosi con voi stessi prima che con chiunque altro, perché se non sapete tenere le redini nemmeno di voi stessi davvero credete che sareste in grado di ottenere ciò che vorreste?

- Quarto passo: ONORE
L’ultimo e il più difficile da ottenere.
Pensiamo per un attimo di aver fattto nostri gli altri tre passi, a quel punto saremmo a tutti gli effetti persone d’onore. No, non c’entra nulla la mafia o chissà quale associazione criminale, l’onore di cui parlo io è quello che è sinonimo di fiducia.
In qualche vecchio film vi sarà capitato di sentire un personaggio dare la sua ‘parola d’onore’, ecco quello che intendo.
Quanti di noi possono contare intorno a loro almeno 5 persone di cui si fidano completamente?
Chi quando prende un impegno di qualunque natura: un appuntamento, portare fuori la spazzatura, riconsegnare un qualunque oggetto che va riparato (per i lavoratori), contenere i costi in base al preventivo (per i lavori) ecc. ecc. davvero adempie esattamente a quel che dice, sempre e comunque, senza ricorrere a scuse o giustificazioni?
Ecco se avessimo rispetto, fossimo orgogliosi e praticassimo il rigore avremmo anche l’onore.
La nostra parola varrebbe più di qualunque contratto scritto, ispiriremmo fiducia perchè ce la meriteremmo e non serve che vi dica che persone simili potrebbero aspirare anche a cariche politiche. Ma state tranquilli che, per quanto detto sopra, sarebbero le prime a rinunciare a tutti i privilegi, a decurtarsi stipendi e pensioni e a sobbarcarsi gli onori, cominciando dalle tasse, più pesanti semplicemente per rispetto, orgoglio, rigore e onore.

Sarò una persona utopistica, ma nel mio piccolo sono questi i quattro pilastri che seguo da anni, e stufa marcia di ricevere complimenti e ammirazione da tutti fini a se stesse, vi dico una volta per tutte “Fatelo anche voi!”.
E qualunque sarà la scusa che troverete per non provarci neanche sappiate che siete indegni di rispetto, non possedete orgoglio, siete privi di rigore e in fin dei conti non potete aspettarvi di essere onorevoli, perché non ispirate fiducia e non fate nulla per ottenerla!

November 7, 2011


Il problema della ‘Scelta’

Filed under: real life, riflessioni, scrittura — Ryuki @ 19:34

Quasi 3 mesi di silenzio radio, forse uno dei periodi più lunghi dopo la mia disintossicazione forzata dal web tra il 2009 e il 2010.
Forse non dovrei ammetterlo, ma da allora mi è rimasto il vizio dell’autocensura.
Come tutti gli artisti che si rispettino infatti sono un’anima tormentata, piena di pensieri, a volte gioiosi, ma per lo più cupi e tortuosi. Ed essendo una scrittrice ho il vizio di sfogarmi sulla carta, o meglio sul blog…
Quando però mi rendo conto che quello che mi frulla nella testa difficilmente passerà e rischierei di trasformare questo mio angolo web nel festival della commiserazione preferisco legarmi le mani e latitare come ho fatto per gli scorsi 3 mesi.
Nel frattempo di cose ne sono accadute parecchie:
- il mio libro ‘Avelion: La trilogia’  ha esaurito le copie della prima edizione, e sono stata chiamata in casa editrice per accordarci sulla ristampa e per ideare un nuovo progetto di cui saprete a tempo debito.
- in famiglia, da circa un mesetto, abbiamo un membro in più. E’ bianca e marrone, vivacissima, e si chiama Jolly Roger… la mia adorabile Jack Russell di cui sono orgogliosa di essere ‘mamma’.
- infine ho superato l’esame teorico di guida e ora sto facendo pratica e, al di là di ogni previsione, credendo al mio istruttore è probabile che con l’anno nuovo io riesca ad avere la patente.
Questi gli aggiornamenti più rimarchevoli, ma ancora non ho svelato il motivo del titolo di questo post, che in realtà si lega a qualunque aspetto della mia vita.
Nei mesi di silenzio ed elucubrazioni sono arrivata ad individuare quella che è la mia ossessione e insieme la summa di tutti i miei comportamenti: la ‘Scelta’.
Volendo fare un po’ di psicologia spicciola potrei dire che tutto nasce con la mia venuta al mondo: io non sono stata una figlia desiderata e cercata, il frutto di un’unione d’amore… io sono una figlia capitata.
E da quel momento in poi chi ho avuto accanto è stato unicamente perchè ha scelto di esserci, ha scelto di tenermi, come mio nonno, o ha scelto di crescermi senza nessun legame di sangue con me, come mia nonna Betty.
C’è qualcosa, nascosto sotto tutti i miei strati di forza e risolutezza, che continua a sussurrarmi all’orecchio che io devo continuamente dimostrare di essere meritevole perchè gli altri scelgano di starmi vicino.
Ho continuo bisogno di conferme.
Per questo il fatto che il pubblicarmi da parte di ‘Mattioli 1885′ sia stata una loro scelta, senza che io mi fossi proposta, mi ha convinto a dire sì.
Per questo prima ho deciso di autoprodurmi e in generale qualunque cosa mi accada cerco sempre di cavarmela da sola, perchè c’è quella vocina maligna nella mia testa che continua a dirmi ‘Se ti proponi ti rifiuteranno, se fai vedere che soffri e cerchi appoggio scapperanno. Se vuoi essere scelta devi offrire solo e sempre il tuo lato bello, la tua forza’.
Anche con gli amici, sebbene ne abbia di carissimi, continuo ad aver bisogno che mi scelgano… che scelgano di chiamarmi, di invitarmi fuori, di venirmi a trovare… Forse è un’ennesima compensazione di tutti i rifiuti che ho subito da parte dei miei coetanei a scuola nel periodo dell’adolescenza…
So che il mio è un comportamento insano e rischioso, ma per quanto cerchi di contrastarlo è sempre lì.
Rifuggo ogni forma di competizione, di paragone e mi faccio vedere, ad esempio dando le foto dei miei costumi, solo a chi mi sceglie appositamente, ma io per prima detesto propormi perchè sono convinta che verrei rifiutata.
E sono una zitella di 27 anni perchè ancora aspetto e spero che arrivi quel qualcuno che vorrà scegliermi, anche se razionalmente so che non funziona così e che questa mia aspettativa e bisogno di conferma mi porterà solo a fare le ragnatele.
E dopo queste rivelazioni credo capirete che il mio silenzio forzato non è poi così sbagliato!

August 14, 2011


E’ tardi, è tardi ormai!

Filed under: real life, riflessioni — Ryuki @ 18:14

Sarà che dopo aver scritto un libro seguendo la falsariga di ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’, ormai vedo un po’ tutto attraverso quest’ottica distorta. Comunque il mio ventisettesimo compleanno si avvicina (mancano meno di 20 giorni) e di conseguenza il mio umore peggiora e le mie paranoie aumentano.
Più il tempo passa e più mi sembra di vedere ovunque un certo Bianconiglio che picchietta sulla sua cipolla d’argento ripetendo “E’ tardi! E’ tardi!”.
Tardi per cosa esattamente?
Non saprei dirlo, ma l’unica cosa che so è che non avrei mai immaginato, neanche nelle mie più fosche previsioni, di arrivare a questa età così come sono ora.
Mi sento ristagnare.
Mi sembra di essere bloccata gambe e braccia nelle sabbie mobili: chi ho intorno si sta costruendo una vita, un futuro, trovando o cercando il lavoro per la vita, facendo progetti con il/la proprio/a compagno/a, trasferendosi in un’altra città o acquistando la sua prima casa da solo, e io?
Io sono sempre qui.
Nello stesso identico posto e con la stessa identica vita che avevo 4, 5 o 6 anni fa.
Certo, nel frattempo sono diventata una scrittrice… ah-ah, ma vuol dire ben poco. Vado alle stesse manifestazioni, parlo con le stesse persone, scrivo proprio come ho sempre fatto da anni e in più non ho nessuno con cui condividere i miei traguardi.
Osservo i miei amici e amiche che nel frattempo si sono fidanzati, chi sta addirittura per sposarsi, chi compra casa e mi chiedo: quand’è successo che io sono rimasta indietro?
C’ero, ero lì insieme a loro, eppure la loro vita si è evoluta, persone nuove sono entrate nella loro esistenza mentre io, quasi fossi invisibile, sono stata semplicemente sorpassata.
Non sono così ‘ritardata’ perchè ho volutamente scansato le opportunità, ma perchè a me semplicemente non si sono presentate.
E mi guardo allo specchio cercando di individuare quel particolare che mi ha resa fuori posto, inadatta, ma non riesco a capire quale sia.
So solo che è tardi, l’orologio corre, si porta via ogni giorno un briciolo delle mie capacità anche se continuo ad ostacolarlo.
Sono già trascorsi 27 anni, cominciano ad essercene meno da vivere di futuri per arrivare a quei 50 che i medici mi avevano prospettato come ‘dead-line’ per la carrozzina, e io sempre di più mi rendo conto che anche se domani accadesse qualcosa sarebbe già davvero tardi.
Ci sono esperienze che voglio fare, desidero anche io costruirmi qualcosa, trovare un compagno, farmi una famiglia, ma per ora è solo il temppo che a correre.
Io sono qui, ferma immobile, com’era e come sembra che sarà ancora per quanto non so, con il Bianconiglio che mi rimprovera e io… un Alice incapace di fuggire da una vita incerta ed incompleta.

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