
Il lento e ripetitivo rumore della risacca che si infrange sul bagnasciuga mi culla, il vento mi scompiglia i capelli profumandoli di odori lontani… la sabbia bagnata s’ infila morbida tra le mie dita mentre cammino a piedi nudi verso il posto che ormai mi è divenuto familiare… quel piccolo angolo di mondo immaginario disperso nei miei sogni.. l’isola senza nome né collocazione dove ogni volta vengo ad incontrarti.
Tu sei seduto, mollemente adagiato tra il fresco dell’erba appena nata, sotto il fitto del palme, con una bottiglia di rum vuota che ti giace accanto… alla destra, e lo sguardo lanciato lontano… all’orizzonte.
Mi avvicino rallentando il passo, non oso disturbare i tuoi pensieri, ma tu, quasi avessi udito il richiamo delle mitiche sirene, ti accorgi della mia presenza e ti volti a guardarmi mentre un sorriso ti fa alzare gli angoli della bocca, scoprendo i bagliori d’oro che ti illuminano i denti.
- Sei in ritardo, missy! – la voce roca, calda ed avvolgente come i raggi del sole più impietoso, ma l’intonazione bonaria, giocosa e quasi maliziosa che ti contraddistingue.
- Davvero? Non sapevo che avessimo appuntamento, Capitano! – io ti sorrido di rimando, fingendomi innocente e mi siedo al tuo fianco, raccogliendo la gonna della lunga camicia da notte sgualcita che ho addosso, sotto le gambe ripiegate.
- Oh sì invece… è un’intera vita che ti aspetto. – mi rispondi stranamente serio.
Non era la frase che mi aspettavo.
Ti scruto perplessa, cercando di cogliere lo scherzo in quelle parole, ma incontro solo i tuoi occhi di brace scuri come la notte e tumultuosi come la tempesta, che mi studiano quasi a volermi rubare l’anima e ogni mio più intimo segreto.
E’ strano… qualcosa non va stavolta: nei miei sogni sei sempre stato la figura rassicurante, seducente e un po’ giocosa che mi accoglie bonariamente permettendomi di passare qualche momento al suo fianco, riempiendomi di ricordi… fantasie in effetti… che mi scaldano il cuore al risveglio fino al momento in cui la notte cala, e io di nuovo scivolo sotto le coperte per raggiungerti in quel mondo illusorio e stupendo che è solo nostro.
Eppure adesso ti guardo e vedo un’ombra che oscura i lineamenti fieri e quasi esotici del tuo volto.. ti sei incupito e mi scruti intensamente… avverto quasi una minaccia.
- Stavolta non ti lascerò andare – soffi queste parole tanto che quasi fatico ad udirle, ma la stretta delle tue braccia che mi avvolgono repentinamente la vita e il tuo sguardo che vuole incatenarmi non lasciano dubbi.
Non mi avevi mai toccato prima d’ora.. mai nemmeno quando più disperatamente lo avrei anelato sono mai riuscita a immaginare, e quindi far realizzare, che tu anche solo mi sfiorassi.. e invece stanotte.. ora.. lo stai facendo.. ferreo, duro, possessivo.
Le tue braccia diventano sbarre d’una prigione da cui non so se voglio davvero fuggire.
Che cosa sta succedendo?
- Perché? – chiedo, e d’improvviso un timore senza nome mi incrina la voce – Lo sai che torno ogni volta che posso.. non c’è bisogno che tu mi trattenga. -
Scoppi a ridere.. una risata impietosa e priva di allegria.. sferzante come lo schiocco di frusta.
- Davvero pensi che quella pallida imitazione di me stesso che ti figuri in sogno possa essere la realtà ? Troppi secoli si sono susseguiti, troppe tempeste si sono levate, e troppe notti senza luna ho passato in attesa.. sospeso in un limbo nero e senza nome.. aspettando che tornassi da me. E’ il momento.. finalmente. -
Non capisco.
Di cosa stai parlando?
Da quando so della tua esistenza, da quando ti sei insinuato nel mio cuore e sei diventato il re dei miei sogni, non è passato giorno in cui mi dimenticassi di rivolgerti un pensiero.. non è passato istante prima che mi assopissi in cui non sperassi di incontrarti.
E ti ho incontrato.. notte dopo notte, sogno dopo sogno.. per un anno intero.
Allora perché dici di avermi atteso così a lungo come se mai prima d’ora ti avessi raggiunto?
Perché dici che ‘finalmente’ sono tornata.. ora?
- Non ricordi, vero? – il tuo sguardo che si era fatto duro come metallo si allenta un poco, si addolcisce il suono della tua voce.. mitigato forse dalla confusione che mi leggi in viso.
- Che cosa… dovrei ricordare? – balbetto.
- La promessa, me beauty. Mi hai fatto una promessa.. questa stessa notte.. ma di più di due secoli fa. E’ da allora che ti aspetto. – mi spieghi.. gentilmente.
Ora scorgo la malinconia, la solitudine e l’infinita tristezza che ti segnano il viso.. sei stanco, troppo.
Adesso capisco che non sei l’essere di fumo e fantasia che creavo dai miei sogni infantili.. sei vero, vivo.. ed io non capisco cosa tu voglia.
Di che promessa parli?
Non posso essere io quella di cui tu parli.. due secoli..
No, tu parli d’un ricordo.. qualcuno che hai conosciuto allora e io ti ho riportato alla mente.
- Sai che giorno è oggi? -
Quella domanda mi distoglie dai miei dubbi.
- E’ il 4 di settembre. – rispondo.
Una data troppo importante perché possa scordarla o confonderla.. esattamente un anno fa tu sei apparso nella mia vita, in questo stesso giorno ho seguito per la prima volta la tua rocambolesca avventura per riconquistare la tua adorata nave.. la Perla Nera, e in quei pochi istanti sei riuscito a riportare la luce nel mio cuore che ostinatamente, da troppo ormai, stavo tenendo serrato al mondo.
Mi hai insegnato di nuovo a ridere.. ho ricominciato ad esistere con te, ritrovando il gusto ed il senso di ciò che mi circonda.. ritrovando la gioia e l’eccitazione di vivere la vita per quello che è, istante per istante, esattamente come viene.
Perché allora mi domandi che giorno è oggi?
Lo sai.. e lo puoi vedere impresso nella mia carne.. sul polso destro giace una J, l’iniziale del tuo nome, stretta tra un 4 ed un 9.. il mio piccolo omaggio, ed insieme monito per non dimenticare mai più quello che hai saputo insegnarmi.. di nuovo.
- Sì, il 4 settembre.. me beauty, una data che si ripete con una strana casualità in questa vita vero? – sorridi, eppure di nuovo vedo che non è l’allegria a piegarti le labbra – E’ stato proprio in questo giorno che te ne sei andata.. ma mi hai chiesto di aspettarti.. hai giurato che saresti tornata.. – ti incupisci e taci d’improvviso.
- Jack.. -
- Taci, strega!- tuoni – Non mi chiamare, non cercare di blandirmi! Ho atteso troppo a lungo! Due secoli.. due secoli e mezzo mi hai lasciato vagare tra le ombre dei dannati senza provare rimorso. Mi hai maledetto.. e nemmeno mi hai lasciato la speranza di una liberazione.. Ma ora ti ho ritrovato, mia piccola strega dai capelli rossi. – sogghigni, e un brivido gelido mi corre lungo la schiena.. sto cominciando a capire ed ho paura.. vorrei sbagliarmi.
- Ora ricordi vero, Tety? – chiedi impietoso, serrandomi il mento con le due dita e costringendomi a guardarti negli occhi per affrontare la tua collera.
Quel nome.. Dio.. non mi sbagliavo!
Per quanto sia assurdo e impossibile da credere.. ora lo so, so a quale promessa ti riferisci.. e conosco il motivo della tua collera.
- Sei stata brava, mi sei sfuggita..ti ho lasciato libera per un po’ come desideravi.. ma ora basta! Lo sai, vero? Nemmeno la morte riesce a incatenarmi, sono maledetto.. e per questo libero dal suo giogo. Il momento adesso è arrivato.. rimarrai con me! -
Lo so, lo sento.. pagherò il prezzo di ciò che un altra ha commesso, ma di cui forse sono stata io ad avviare il gioco..
Tety, la donna che hai amato e perso.. Colei che ti ha maledetto condannandoti alla solitudine..
Promise di dividere con te il dono antico e segreto che è insieme vita e morte.. ed invece.. non mantenne la parola, vi sfuggì.
Io non sono lei.. so che lo sai, ma non è questo ad importarti..
Come io ti cercavo in sogno ancor prima che tu avessi un volto e un nome per riempire il vuoto del mio cuore ancora ignaro dell’amore.. così tu mi hai cercato attraverso il tempo per colmare la solitudine che troppo a lungo ti ha lacerato l’anima.
Tu sei la mia risposta.. io sarò la tua speranza.
Non sono Tety… e a differenza di lei non mi tirerò indietro.
E’ il 4 di settembre, il giorno che ci ha unito.. il giorno che ti ha diviso da lei, il giorno che odi e insieme ami.
Ho preso la mia decisione… sono nata solo per questo.
- Maledicimi . -
Lo vedo mentre dalla bocca mi esce l’unica parola che volevi sentire, un istante prima di ricevere il bacio che ci legherà per sempre, quel sorriso vero, sereno e sincero che ti scorga direttamente dal cuore.
So di aver fatto la scelta giusta.. ti ho ridato la gioia che tu hai donato a me.
Il cerchio si è chiuso stanotte.
Fine
Note dell’autrice: Una piccola one-shot, scritta diversi anni fa e poi dimenticata. Ritrovata ieri mentre rovistavo nel mio archivio personale. In poche righe c’è riassunta la mia idea di come può essere una storia d’amore degna di essere scritta e letta. Un velo di tragicità , destino e maledizione.



E’ da mesi che penso a come cavarmi di bocca quello che ho dentro, e ogni giorno mi confronto con qualcosa che mi sottolinea quanto sia necessario.
Quasi 3 mesi di silenzio radio, forse uno dei periodi più lunghi dopo la mia disintossicazione forzata dal web tra il 2009 e il 2010.
Potete leggere la notizia
So che sentirmi parlare, o meglio vedermi scrivere, visto che questo è un blog, della mia condizione, della mia malattia e di ciò che comporta, è alla lunga davvero monotono.
E’ arrivata l’estate, tempo di vacanze al mare, quindi cosa c’è meglio di un bel post a tema ittico?

Visto che ho deciso di usare questo come mio unico blog, era solo questione di tempo prima che mi decidessi a pubblicare qualcosa riguardante il mio lavoro e la mia vera passione, ovvero la scrittura.

