December 8, 2011


Curse me: “The fourth of September – The Circle is closed”

Filed under: pagine sparse — Ryuki @ 12:43


Il lento e ripetitivo rumore della risacca che si infrange sul bagnasciuga mi culla, il vento mi scompiglia i capelli profumandoli di odori lontani… la sabbia bagnata s’ infila morbida tra le mie dita mentre cammino a piedi nudi verso il posto che ormai mi è divenuto familiare… quel piccolo angolo di mondo immaginario disperso nei miei sogni.. l’isola senza nome né collocazione dove ogni volta vengo ad incontrarti.
Tu sei seduto, mollemente adagiato tra il fresco dell’erba appena nata, sotto il fitto del palme, con una bottiglia di rum vuota che ti giace accanto… alla destra, e lo sguardo lanciato lontano… all’orizzonte.
Mi avvicino rallentando il passo, non oso disturbare i tuoi pensieri, ma tu, quasi avessi udito il richiamo delle mitiche sirene, ti accorgi della mia presenza e ti volti a guardarmi mentre un sorriso ti fa alzare gli angoli della bocca, scoprendo i bagliori d’oro che ti illuminano i denti.
- Sei in ritardo, missy! – la voce roca, calda ed avvolgente come i raggi del sole più impietoso, ma l’intonazione bonaria, giocosa e quasi maliziosa che ti contraddistingue.
- Davvero? Non sapevo che avessimo appuntamento, Capitano! – io ti sorrido di rimando, fingendomi innocente e mi siedo al tuo fianco, raccogliendo la gonna della lunga camicia da notte sgualcita che ho addosso, sotto le gambe ripiegate.
- Oh sì invece… è un’intera vita che ti aspetto. – mi rispondi stranamente serio.
Non era la frase che mi aspettavo.
Ti scruto perplessa, cercando di cogliere lo scherzo in quelle parole, ma incontro solo i tuoi occhi di brace scuri come la notte e tumultuosi come la tempesta, che mi studiano quasi a volermi rubare l’anima e ogni mio più intimo segreto.
E’ strano… qualcosa non va stavolta: nei miei sogni sei sempre stato la figura rassicurante, seducente e un po’ giocosa che mi accoglie bonariamente permettendomi di passare qualche momento al suo fianco, riempiendomi di ricordi… fantasie in effetti… che mi scaldano il cuore al risveglio fino al momento in cui la notte cala, e io di nuovo scivolo sotto le coperte per raggiungerti in quel mondo illusorio e stupendo che è solo nostro.
Eppure adesso ti guardo e vedo un’ombra che oscura i lineamenti fieri e quasi esotici del tuo volto.. ti sei incupito e mi scruti intensamente… avverto quasi una minaccia.
- Stavolta non ti lascerò andare – soffi queste parole tanto che quasi fatico ad udirle, ma la stretta delle tue braccia che mi avvolgono repentinamente la vita e il tuo sguardo che vuole incatenarmi non lasciano dubbi.
Non mi avevi mai toccato prima d’ora.. mai nemmeno quando più disperatamente lo avrei anelato sono mai riuscita a immaginare, e quindi far realizzare, che tu anche solo mi sfiorassi.. e invece stanotte.. ora.. lo stai facendo.. ferreo, duro, possessivo.
Le tue braccia diventano sbarre d’una prigione da cui non so se voglio davvero fuggire.
Che cosa sta succedendo?
- Perché? – chiedo, e d’improvviso un timore senza nome mi incrina la voce – Lo sai che torno ogni volta che posso.. non c’è bisogno che tu mi trattenga. -
Scoppi a ridere.. una risata impietosa e priva di allegria.. sferzante come lo schiocco di frusta.
- Davvero pensi che quella pallida imitazione di me stesso che ti figuri in sogno possa essere la realtà? Troppi secoli si sono susseguiti, troppe tempeste si sono levate, e troppe notti senza luna ho passato in attesa.. sospeso in un limbo nero e senza nome.. aspettando che tornassi da me. E’ il momento.. finalmente. -
Non capisco.
Di cosa stai parlando?
Da quando so della tua esistenza, da quando ti sei insinuato nel mio cuore e sei diventato il re dei miei sogni, non è passato giorno in cui mi dimenticassi di rivolgerti un pensiero.. non è passato istante prima che mi assopissi in cui non sperassi di incontrarti.
E ti ho incontrato.. notte dopo notte, sogno dopo sogno.. per un anno intero.
Allora perché dici di avermi atteso così a lungo come se mai prima d’ora ti avessi raggiunto?
Perché dici che ‘finalmente’ sono tornata.. ora?
- Non ricordi, vero? – il tuo sguardo che si era fatto duro come metallo si allenta un poco, si addolcisce il suono della tua voce.. mitigato forse dalla confusione che mi leggi in viso.
- Che cosa… dovrei ricordare? – balbetto.
- La promessa, me beauty. Mi hai fatto una promessa.. questa stessa notte.. ma di più di due secoli fa. E’ da allora che ti aspetto. – mi spieghi.. gentilmente.
Ora scorgo la malinconia, la solitudine e l’infinita tristezza che ti segnano il viso.. sei stanco, troppo.
Adesso capisco che non sei l’essere di fumo e fantasia che creavo dai miei sogni infantili.. sei vero, vivo.. ed io non capisco cosa tu voglia.
Di che promessa parli?
Non posso essere io quella di cui tu parli.. due secoli..
No, tu parli d’un ricordo.. qualcuno che hai conosciuto allora e io ti ho riportato alla mente.
- Sai che giorno è oggi? -
Quella domanda mi distoglie dai miei dubbi.
- E’ il 4 di settembre. – rispondo.
Una data troppo importante perché possa scordarla o confonderla.. esattamente un anno fa tu sei apparso nella mia vita, in questo stesso giorno ho seguito per la prima volta la tua rocambolesca avventura per riconquistare la tua adorata nave.. la Perla Nera, e in quei pochi istanti sei riuscito a riportare la luce nel mio cuore che ostinatamente, da troppo ormai, stavo tenendo serrato al mondo.
Mi hai insegnato di nuovo a ridere.. ho ricominciato ad esistere con te, ritrovando il gusto ed il senso di ciò che mi circonda.. ritrovando la gioia e l’eccitazione di vivere la vita per quello che è, istante per istante, esattamente come viene.
Perché allora mi domandi che giorno è oggi?
Lo sai.. e lo puoi vedere impresso nella mia carne.. sul polso destro giace una J, l’iniziale del tuo nome, stretta tra un 4 ed un 9.. il mio piccolo omaggio, ed insieme monito per non dimenticare mai più quello che hai saputo insegnarmi.. di nuovo.
- Sì, il 4 settembre.. me beauty, una data che si ripete con una strana casualità in questa vita vero? – sorridi, eppure di nuovo vedo che non è l’allegria a piegarti le labbra – E’ stato proprio in questo giorno che te ne sei andata.. ma mi hai chiesto di aspettarti.. hai giurato che saresti tornata.. – ti incupisci e taci d’improvviso.
- Jack.. -
- Taci, strega!- tuoni – Non mi chiamare, non cercare di blandirmi! Ho atteso troppo a lungo! Due secoli.. due secoli e mezzo mi hai lasciato vagare tra le ombre dei dannati senza provare rimorso. Mi hai maledetto.. e nemmeno mi hai lasciato la speranza di una liberazione.. Ma ora ti ho ritrovato, mia piccola strega dai capelli rossi. – sogghigni, e un brivido gelido mi corre lungo la schiena.. sto cominciando a capire ed ho paura.. vorrei sbagliarmi.
- Ora ricordi vero, Tety? – chiedi impietoso, serrandomi il mento con le due dita e costringendomi a guardarti negli occhi per affrontare la tua collera.
Quel nome.. Dio.. non mi sbagliavo!
Per quanto sia assurdo e impossibile da credere.. ora lo so, so a quale promessa ti riferisci.. e conosco il motivo della tua collera.
- Sei stata brava, mi sei sfuggita..ti ho lasciato libera per un po’ come desideravi.. ma ora basta! Lo sai, vero? Nemmeno la morte riesce a incatenarmi, sono maledetto.. e per questo libero dal suo giogo. Il momento adesso è arrivato.. rimarrai con me! -
Lo so, lo sento.. pagherò il prezzo di ciò che un altra ha commesso, ma di cui forse sono stata io ad avviare il gioco..
Tety, la donna che hai amato e perso.. Colei che ti ha maledetto condannandoti alla solitudine..
Promise di dividere con te il dono antico e segreto che è insieme vita e morte.. ed invece.. non mantenne la parola, vi sfuggì.
Io non sono lei.. so che lo sai, ma non è questo ad importarti..
Come io ti cercavo in sogno ancor prima che tu avessi un volto e un nome per riempire il vuoto del mio cuore ancora ignaro dell’amore.. così tu mi hai cercato attraverso il tempo per colmare la solitudine che troppo a lungo ti ha lacerato l’anima.
Tu sei la mia risposta.. io sarò la tua speranza.
Non sono Tety… e a differenza di lei non mi tirerò indietro.
E’ il 4 di settembre, il giorno che ci ha unito.. il giorno che ti ha diviso da lei, il giorno che odi e insieme ami.
Ho preso la mia decisione… sono nata solo per questo.
- Maledicimi . -
Lo vedo mentre dalla bocca mi esce l’unica parola che volevi sentire, un istante prima di ricevere il bacio che ci legherà per sempre, quel sorriso vero, sereno e sincero che ti scorga direttamente dal cuore.
So di aver fatto la scelta giusta.. ti ho ridato la gioia che tu hai donato a me.
Il cerchio si è chiuso stanotte.

Fine

Note dell’autrice: Una piccola one-shot, scritta diversi anni fa e poi dimenticata. Ritrovata ieri mentre rovistavo nel mio archivio personale. In poche righe c’è riassunta la mia idea di come può essere una storia d’amore degna di essere scritta e letta. Un velo di tragicità, destino e maledizione.

November 19, 2011


Rispetto Orgoglio Rigore Onore

Filed under: riflessioni — Ryuki @ 19:56

E’ da mesi che penso a come cavarmi di bocca quello che ho dentro, e ogni giorno mi confronto con qualcosa che mi sottolinea quanto sia necessario.
Non mi importa come sarà preso quello che scrivo (ed è probabile che ne farò anche un videolog essendo l’argomento davvero vasto, spinoso e controverso), ma ormai sono dell’idea che se ognuno di noi riscoprisse i pilastri fondamentali di RISPETTO, ORGOGLIO, RIGORE  e ONORE, potremmo davvero cambiare tutto ciò che non ci va partendo da noi stessi.
Seguite il mio ragionamento.
- Primo passo: RISPETTO
Sicuramente si comincia dal rispetto per se stessi, che comincia dal prendersi cura del proprio corpo e del proprio benessere, per poi passare al rispetto delle proprie idee inteso come dire ciò che pensiamo senza ipocrisie e menzogne di sorta.
Quindi si passa al rispetto degli altri: quanti si ricordano la frase ‘la mia libertà finisce quando inizia quella dell’altro’? Ecco il segreto è tutto lì: portare rispetto per i propri genitori, per le persone adulte, ma anche per i nostri coetanei imparando ad accettare le opinioni di tutti. Si può criticare, confrontarsi e dissentire senza per questo dover mai offendere, insultare o peggio passare ad azioni che vadano dall’urlare al mettersi le mani addosso.
Dopo questi due step viene la forma di rispetto ultima: quella delle regole. Da chiunque ci vengano imposte; che siano leggi dello stato, norme di comportamento, regole scolastiche o condominiali, come anche norme di sicurezza sul lavoro, norme fiscali come rilasciare sempre gli scontrini, dichiarare il reddito effettivo e pagare le tasse… se tutti vi si attenessero correttamente, riuscite a immaginare quanto più leggera, gradevole e meno stressante sarebbe la vita di ogni giorno?

- Secondo passo: ORGOGLIO
L’orgoglio fine a se stesso è forse uno dei peggiori difetti che si possano avere, per questo prima è fondamentale imparare il RISPETTO (in tutte le sue varianti! Non cercate di barare, perchè ricordatevi sempre che i ‘furbi’ fanno del male a tutti e penso che basti guardare a cosa ci porta un governo con poco rispetto e molti furbi perchè mi crediate).
Bisogna sicuramente avere un po’ di orgoglio per se stessi, aiuta ad essere sicuri di sé, ma l’ORGOGLIO a cui mi riferisco io è qualcosa che va molto al di là della sfera egoista.
E’ l’orgoglio di essere parte di qualcosa: che sia la propria famiglia, la propria squadra di lavoro, la propria comunità o la propria nazione.
Quanti di noi sono davvero orgogliosi di essere italiani? Del lavoro che svolgono? Della propria comunità intesa non solo come il circolo della parrocchia, ma come la cerchia di persone che abbiamo intorno come amici? O anche della propria famiglia?
Certo per essere orgogliosi di determinate realtà sembra che molto non dipenda da noi eppure non è vero. Pensate al primo punto: se rispettassimo le regole la nostra nazione ci soddisferebbe, ne saremmo orgogliosi, e lo stesso sarebbe in campo lavorativo, se venissero rispettati diritti, norme e bonus, saremmo orgogliosi di fare ciò che facciamo anche se fosse pulire bagni pubblici. Allo stesso modo se rispettassimo gli altri, le loro opinioni e i loro diritti, probabilmente avremmo rapporti migliori con tutti, a partire dalla nostra famiglia, e se a questo unissimo il rispetto per noi stessi ci circonderemmo di persone migliori sia nelle nostre relazioni, sia professionali che sentimentali, che nelle nostre amicizie.
E l’orgoglio di cui parlo ci imporrebbe di non accontentarci mai di niente di meno, continuando a far girare l’ingranaggio.

- Terzo passo: RIGORE
Rigore o disciplina possono essere facilmente sinonimi, ma il rigore parte da noi e non da qualcosa che ci viene imposto da altri, ed è fondamentale per mantenere i primi due passi.
Ci vuole molta fatica per comportarsi come scrivo, ma ancora di più ce ne vuole vivendo in una realtà in cui nessuno o quasi applica quanto dico.
Ecco perchè il RIGORE è tanto fondamentale, per non cadere nel facile tranello del ‘Che male può farmi se per una volta…?’ oppure ‘Nessuno si comporta come me, tutta la mia fatica è sprecata. Meglio arrendersi tanto è colpa della società/lavoro/scuola/amico/moroso/genitore che per primo non lo fa se va tutto a rotoli’. S
iate rigorosi con voi stessi prima che con chiunque altro, perché se non sapete tenere le redini nemmeno di voi stessi davvero credete che sareste in grado di ottenere ciò che vorreste?

- Quarto passo: ONORE
L’ultimo e il più difficile da ottenere.
Pensiamo per un attimo di aver fattto nostri gli altri tre passi, a quel punto saremmo a tutti gli effetti persone d’onore. No, non c’entra nulla la mafia o chissà quale associazione criminale, l’onore di cui parlo io è quello che è sinonimo di fiducia.
In qualche vecchio film vi sarà capitato di sentire un personaggio dare la sua ‘parola d’onore’, ecco quello che intendo.
Quanti di noi possono contare intorno a loro almeno 5 persone di cui si fidano completamente?
Chi quando prende un impegno di qualunque natura: un appuntamento, portare fuori la spazzatura, riconsegnare un qualunque oggetto che va riparato (per i lavoratori), contenere i costi in base al preventivo (per i lavori) ecc. ecc. davvero adempie esattamente a quel che dice, sempre e comunque, senza ricorrere a scuse o giustificazioni?
Ecco se avessimo rispetto, fossimo orgogliosi e praticassimo il rigore avremmo anche l’onore.
La nostra parola varrebbe più di qualunque contratto scritto, ispiriremmo fiducia perchè ce la meriteremmo e non serve che vi dica che persone simili potrebbero aspirare anche a cariche politiche. Ma state tranquilli che, per quanto detto sopra, sarebbero le prime a rinunciare a tutti i privilegi, a decurtarsi stipendi e pensioni e a sobbarcarsi gli onori, cominciando dalle tasse, più pesanti semplicemente per rispetto, orgoglio, rigore e onore.

Sarò una persona utopistica, ma nel mio piccolo sono questi i quattro pilastri che seguo da anni, e stufa marcia di ricevere complimenti e ammirazione da tutti fini a se stesse, vi dico una volta per tutte “Fatelo anche voi!”.
E qualunque sarà la scusa che troverete per non provarci neanche sappiate che siete indegni di rispetto, non possedete orgoglio, siete privi di rigore e in fin dei conti non potete aspettarvi di essere onorevoli, perché non ispirate fiducia e non fate nulla per ottenerla!

November 7, 2011


Il problema della ‘Scelta’

Filed under: real life, riflessioni, scrittura — Ryuki @ 19:34

Quasi 3 mesi di silenzio radio, forse uno dei periodi più lunghi dopo la mia disintossicazione forzata dal web tra il 2009 e il 2010.
Forse non dovrei ammetterlo, ma da allora mi è rimasto il vizio dell’autocensura.
Come tutti gli artisti che si rispettino infatti sono un’anima tormentata, piena di pensieri, a volte gioiosi, ma per lo più cupi e tortuosi. Ed essendo una scrittrice ho il vizio di sfogarmi sulla carta, o meglio sul blog…
Quando però mi rendo conto che quello che mi frulla nella testa difficilmente passerà e rischierei di trasformare questo mio angolo web nel festival della commiserazione preferisco legarmi le mani e latitare come ho fatto per gli scorsi 3 mesi.
Nel frattempo di cose ne sono accadute parecchie:
- il mio libro ‘Avelion: La trilogia’  ha esaurito le copie della prima edizione, e sono stata chiamata in casa editrice per accordarci sulla ristampa e per ideare un nuovo progetto di cui saprete a tempo debito.
- in famiglia, da circa un mesetto, abbiamo un membro in più. E’ bianca e marrone, vivacissima, e si chiama Jolly Roger… la mia adorabile Jack Russell di cui sono orgogliosa di essere ‘mamma’.
- infine ho superato l’esame teorico di guida e ora sto facendo pratica e, al di là di ogni previsione, credendo al mio istruttore è probabile che con l’anno nuovo io riesca ad avere la patente.
Questi gli aggiornamenti più rimarchevoli, ma ancora non ho svelato il motivo del titolo di questo post, che in realtà si lega a qualunque aspetto della mia vita.
Nei mesi di silenzio ed elucubrazioni sono arrivata ad individuare quella che è la mia ossessione e insieme la summa di tutti i miei comportamenti: la ‘Scelta’.
Volendo fare un po’ di psicologia spicciola potrei dire che tutto nasce con la mia venuta al mondo: io non sono stata una figlia desiderata e cercata, il frutto di un’unione d’amore… io sono una figlia capitata.
E da quel momento in poi chi ho avuto accanto è stato unicamente perchè ha scelto di esserci, ha scelto di tenermi, come mio nonno, o ha scelto di crescermi senza nessun legame di sangue con me, come mia nonna Betty.
C’è qualcosa, nascosto sotto tutti i miei strati di forza e risolutezza, che continua a sussurrarmi all’orecchio che io devo continuamente dimostrare di essere meritevole perchè gli altri scelgano di starmi vicino.
Ho continuo bisogno di conferme.
Per questo il fatto che il pubblicarmi da parte di ‘Mattioli 1885′ sia stata una loro scelta, senza che io mi fossi proposta, mi ha convinto a dire sì.
Per questo prima ho deciso di autoprodurmi e in generale qualunque cosa mi accada cerco sempre di cavarmela da sola, perchè c’è quella vocina maligna nella mia testa che continua a dirmi ‘Se ti proponi ti rifiuteranno, se fai vedere che soffri e cerchi appoggio scapperanno. Se vuoi essere scelta devi offrire solo e sempre il tuo lato bello, la tua forza’.
Anche con gli amici, sebbene ne abbia di carissimi, continuo ad aver bisogno che mi scelgano… che scelgano di chiamarmi, di invitarmi fuori, di venirmi a trovare… Forse è un’ennesima compensazione di tutti i rifiuti che ho subito da parte dei miei coetanei a scuola nel periodo dell’adolescenza…
So che il mio è un comportamento insano e rischioso, ma per quanto cerchi di contrastarlo è sempre lì.
Rifuggo ogni forma di competizione, di paragone e mi faccio vedere, ad esempio dando le foto dei miei costumi, solo a chi mi sceglie appositamente, ma io per prima detesto propormi perchè sono convinta che verrei rifiutata.
E sono una zitella di 27 anni perchè ancora aspetto e spero che arrivi quel qualcuno che vorrà scegliermi, anche se razionalmente so che non funziona così e che questa mia aspettativa e bisogno di conferma mi porterà solo a fare le ragnatele.
E dopo queste rivelazioni credo capirete che il mio silenzio forzato non è poi così sbagliato!

August 14, 2011


E’ tardi, è tardi ormai!

Filed under: real life, riflessioni — Ryuki @ 18:14

Sarà che dopo aver scritto un libro seguendo la falsariga di ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’, ormai vedo un po’ tutto attraverso quest’ottica distorta. Comunque il mio ventisettesimo compleanno si avvicina (mancano meno di 20 giorni) e di conseguenza il mio umore peggiora e le mie paranoie aumentano.
Più il tempo passa e più mi sembra di vedere ovunque un certo Bianconiglio che picchietta sulla sua cipolla d’argento ripetendo “E’ tardi! E’ tardi!”.
Tardi per cosa esattamente?
Non saprei dirlo, ma l’unica cosa che so è che non avrei mai immaginato, neanche nelle mie più fosche previsioni, di arrivare a questa età così come sono ora.
Mi sento ristagnare.
Mi sembra di essere bloccata gambe e braccia nelle sabbie mobili: chi ho intorno si sta costruendo una vita, un futuro, trovando o cercando il lavoro per la vita, facendo progetti con il/la proprio/a compagno/a, trasferendosi in un’altra città o acquistando la sua prima casa da solo, e io?
Io sono sempre qui.
Nello stesso identico posto e con la stessa identica vita che avevo 4, 5 o 6 anni fa.
Certo, nel frattempo sono diventata una scrittrice… ah-ah, ma vuol dire ben poco. Vado alle stesse manifestazioni, parlo con le stesse persone, scrivo proprio come ho sempre fatto da anni e in più non ho nessuno con cui condividere i miei traguardi.
Osservo i miei amici e amiche che nel frattempo si sono fidanzati, chi sta addirittura per sposarsi, chi compra casa e mi chiedo: quand’è successo che io sono rimasta indietro?
C’ero, ero lì insieme a loro, eppure la loro vita si è evoluta, persone nuove sono entrate nella loro esistenza mentre io, quasi fossi invisibile, sono stata semplicemente sorpassata.
Non sono così ‘ritardata’ perchè ho volutamente scansato le opportunità, ma perchè a me semplicemente non si sono presentate.
E mi guardo allo specchio cercando di individuare quel particolare che mi ha resa fuori posto, inadatta, ma non riesco a capire quale sia.
So solo che è tardi, l’orologio corre, si porta via ogni giorno un briciolo delle mie capacità anche se continuo ad ostacolarlo.
Sono già trascorsi 27 anni, cominciano ad essercene meno da vivere di futuri per arrivare a quei 50 che i medici mi avevano prospettato come ‘dead-line’ per la carrozzina, e io sempre di più mi rendo conto che anche se domani accadesse qualcosa sarebbe già davvero tardi.
Ci sono esperienze che voglio fare, desidero anche io costruirmi qualcosa, trovare un compagno, farmi una famiglia, ma per ora è solo il temppo che a correre.
Io sono qui, ferma immobile, com’era e come sembra che sarà ancora per quanto non so, con il Bianconiglio che mi rimprovera e io… un Alice incapace di fuggire da una vita incerta ed incompleta.

July 24, 2011


E il sogno realtà diverrà

Filed under: real life, scrittura — Ryuki @ 18:24

Potete leggere la notizia qui e su diversi altri blog, oltre a trovare sia nelle librerie sul territorio nazionale che in quelle on-line il volume unico dei miei tre libri semplicemente cercando ‘Avelion – La Trilogia’.
E’ davvero quel che sembra, dopo tre anni e mezzo di lavoro tra scrittura, autoproduzione e vendite in fiera, dopo una decina di presentazioni nelle librerie e nelle poche manifestazioni che non mi hanno gettizzato per il mio non avere una casa editrice alle spalle, Avelion è ora a disposizione del grande pubblico grazie alla pubblicazione di Mattioli 1885.
Vi suona familiare questo nome?
Dovrebbe visto che è la stessa casa editrice che mi ha stampato in autoproduzione per tre anni. Non ho chiesto nulla, ne mi sono proposta, visto che se la cercate vi renderete conto che è una casa editrice che si occupa prevalentemente di pubblicazioni scientifiche e saggistiche. Sono stati loro, soprendendomi totalmente, a decidere di aprire una collana fantasy cominciando da me!
Il mio desiderio di essere scelta per i miei meriti e il mio lavoro, si è esaudito nel più imprevedibile dei modi, e io sono davvero diventata la realizzazione della mia frase più famosa ‘La volontà è ciò che rende chiunque in grado di realizzare anche l’impossibile’.
Il mio sogno di bambina, la mia aspirazione di adolescente e il mio bisogno di adulta di realizzarmi con la scrittura d’improvviso è reale e tangibile.
Ancora fatico a crederci, perchè sono abituata a lavorare a testa bassa, da sola, spesso contro tutto e tutti, senza mai aver un’agevolazione o una facilitazione, e quando tutto ciò che si ha lo si conquista con impegno, forza e battaglie anche quando si raggiunge la metà si rimane perplessi.
Il fatto di veder realizzato quel che volevo non mi sembra un traguardo, non ne sono felice come si potrebbe pensare, ma più semplicemente soddisfatta.
Questo è solo un altro gradino superato nella scala perennemente in salita che è la mia vita, ma per evitare facili stordimenti euforici, tengo la testa ancora più bassa e riprendo a lavorare.
‘Avelion’ adesso è finalmente davanti agli occhi di voi tutti, per chiunque vorrà leggerlo, e questo lo fa somigliare ad un figlio diventato adulto: si è orgogliosi di lui, e si continuerà a seguirlo e a godere dei suoi successi.
Ma le mie energie adesso vanno al piccolo germoglio che mi sta maturando tra mente, cuore e dita.
Ora che sono una scrittrice edita, e quindi effettivamente una professionista, è tempo di darsi ancora più da fare, non certo di fermarsi!

June 27, 2011


La disabile che era troppo abile

Filed under: real life — Ryuki @ 23:52

So che sentirmi parlare, o meglio vedermi scrivere, visto che questo è un blog, della mia condizione, della mia malattia e di ciò che comporta, è alla lunga davvero monotono.
Non posso non darvi ragione, ma quando si ha una diagnosi sul cui certificato appare “diasabile al 100% con obbligo di accompagnamento permanente: poichè incape di svolgere i normali atti quotidiani della vita” e, in una situazione per cui da 8 mesi la persona che pensa a me deve occuparsi contemporaneamente di altri due invalidi totali, si sentono i propri parenti chiedere: - Beh, e che problema c’è con Alessia? Fa quello che vuole,come sempre! - la voglia di prendere a pugni ogni muro disponibile fino a distruggersi o a distruggerlo, sale davvero oltre ogni limite.
Perchè la verità è che io sono troppo abile per essere considerata disabile e troppo disabile per poter essere abile.
Che vuol dire?
Sono esteticamente gradevole, ho un carattere forte e positivo, mi è stata insegnata la dignità e il mostrarsi al meglio anche nelle peggiori situazioni ergo… se sorrido e sono carina, ben vestita e pettinata (oltre al fatto che per la suddetta dignità preferisco fare una fatica del diavolo pur di continuare a reggermi in piedi appoggiata ad un bastone, piuttosto che sedermi in carrozzina bella comoda) allora per chiunque, parenti per primi, la diagnosi di cui sopra sono solo parole al vento.
Non ho, e mai ho avuto,  i diritti che mi spetterebbero: dall’entrare gratis al cinema, all’avere il tempo di mia nonna perchè mi aiuti a farmi una doccia, vestirmi o, affronto supremo, mi accompagni a fare una passeggiata.
Il mio unico diritto è quello di esistere.
COME non è qualcosa a cui nessuno pensi, e che Betty sia quel mio unico ‘accompagnamento permanente’ che se viene meno, od è oberata di problemi e doveri fino all’orlo dell’esaurimento nervoso e del collasso, mi riduce reclusa nella mia stanza a non poter far nulla, nemmeno prepararmi la merenda se ho fame… non è un vero problema!
Lei e io esageriamo solamente!
Sono abile, a mascherare la mia condizione, ma non lo sono abbastanza per fare anche uno solo di quei gesti qualunque che fate tutti.
Vogliamo fare un esempio? Svegliarsi la notte perchè si ha bisogno di andare in bagno.
Voi lo fate meccanicamente, senza quasi aprire gli occhi, io invece, pur di non rubare le uniche 7 ore di sonno utile a Betty dopo una giornata a prendersi cura di tutti, per prima cosa mi devo svegliare del tutto, per poter mettere in moto il cervello quanto basta per afferrare saldamente con entrambe le mani un punto d’appoggio ad ogni passo dal mio letto al wc, andata e ritorno. Se mi distraessi anche solo un secondo, beh…
Ammetto di aver strisciato a terra più di una volta per evitare il rischio di ammazzarmi cadendo rovinosamente.
Ma io sono e rimango troppo abile per essere disabile.
Io sono quella per cui non vi scansate dai marciapiedi, a cui occupate il posto su autobus/tram o metro, per cui parcheggiate il vostro SUV in diagonale sulle strisce gialle, a cui non aprite le porte dei negozi, non lasciate il posto nelle code agevolate.
Io sono quella che guardate, ma non vedete.
O meglio, voi vedete solo quello che vi fa comodo vedere.
E proprio voi, anche sangue del mio stesso sangue, famiglia che non aiuta ma pretende, continuate nella vostra egoistica visione che vi fa sentire bene e supporta ogni vostra manchevolezza.
Io non avrei scritto niente di simile se solo a me andasse il vostro torto: la vita mi ha allevato a pugni e un vostro schiaffo non adombra nemmeno il mio sorriso, ma ogni volta che non riconoscete e rispettate me per ciò che sono, è la persona che mi è a fianco che soffre e a cui sanguina il cuore.
Per cui, non solo non vi do nè scusanti nè perdono, ma vi giudico per quel che siete : disabili di umanità.
 Perchè di  ciò che rende una persona degna di essere chiamata tale  difettate e non avete una malattia a cui dare la colpa!

June 21, 2011


Polpi e sirenette

Filed under: real life, riflessioni — Ryuki @ 00:05

E’ arrivata l’estate, tempo di vacanze al mare, quindi cosa c’è meglio di un bel post a tema ittico?
No, non mi sono improvvisamente data alla pesca d’altura, semplicemente la mia contorta mente da scrittrice ha riclassificato le categorie umane di sesso maschile con cui, moooolto salturiamente, ho avuto a che fare negli anni. E questo, insieme a vari spetteguless in ottima compagnia, mi ha portato a riconoscere un lato di me che fino ad un paio di anni fa credevo di non possedere nemmeno.
Ma cominciamo dal principio…
Perchè proprio ‘Polpi e Sirenette’?
‘Polpo’ è facile, chi non ha avuto almeno un’amica che ha classificato una sua conoscenza con la frase ‘Quel tipo è proprio un polipo!’ (definizione inesetta visto che i ‘polipi’ sono gli organismi microscopici che popolano il corallo, mentre quelli che mangiamo e a cui appartenva il preveggente dei mondiali di calcio ‘Paul’ sono in realtà ‘polpi’… momento SuperQuark mode off/ ) sottintendendo un ‘cavaliere’ dalle mani troppo lunghe, degno di essere paragonato al nostro ottotentacolare amico marittimo.
Ecco il ‘Polpo’ è stata la mia prima esperienza in campo sentimentale alla tenera età di 14 anni il che, di sicuro, non è servito a farmi ben giudicare la categoria maschile, ma da qui a finire dieci anni dopo tra le braccia di una ’sirenetta’…
‘Sirenetta’ è il termine con cui intendo cottraddistinguere quei rappresentanti della categoria maschile che, per ragioni diverse e che non mi interessa approfondire, sono l’esatto opposto dei ‘Polpi’, ovvero ti toccano solo dopo esplicita richiesta in triplice copia, su carta intestata e con affrancatura. E che senza la suddetta autorizzazione non sconfineranno nemmeno di 0,002 cm dall’area che ritengono essere loro consentita.
Ora, per i primi giorni una ragazza ne rimane positivamente colpita pensando ‘Che tenero, mi rispetta talmente che non mi fa alcuna fretta’. Passano le settimane e si comincia a pensare di aver trovato l’ultimo vero romantico in circolazione. Ma quando, via via che il tempo scorre e la situazione non evolve, si comincia a ripensare al passato ci si accorge che il nostro lui ci si è avvicinato solo dopo mesi di nostre moine e lusinghe, dopo che il primo bacio è stato opera nostra, e il secondo l’abbiamo ordinato quasi fossimo un tenente dei marines che ordina ad una recluta di lucidare gli stivali beh…
Si cominciano a stagliare davanti a noi scenari tragicomici in cui il segreto desiderio di ogni donna di sentirsi il fragile e delicato fiore travolto dall’audace e impertinente brezza di primavera, comincia più a somigliare al lavoro di un vigile urbano che dirige il traffico.
Sicuramente ci saranno ragazze e donne a cui la cosa risulta congeniale, ma non a me.
Ho scoperto di non avere il minimo problema a ricambiare la passione di un bacio, e sebbene possa occasionalmente decidere di fare io la prima mossa, è davvero così fuori luogo desiderare ancora che sia il LUI di turno a reclamare la priorità in quanto maschio?
Insomma né ‘Polpi’ né ‘Sirenette’, ma una buona via di mezzo perchè no?

June 18, 2011


Me dear Captain

Filed under: riflessioni, scrittura — Ryuki @ 18:29

Jack,
inizio così la mia lettera, solo con il tuo nome e niente di più.
Nessuna frase di saluti, fatui convenevoli o inutili giri di parole perchè, per dirti ciò che devo, io scriverò con il cuore.
Già, è così strano… sembra ieri che in me si agitavano solo odio e rabbia, disgusto verso il mondo e rifiuto contro me stessa… Io, Malasorte, il più temuto corsaro del Mediterraneo e forse di tutti i mari, ero solo un fantaccio… un burattino di cui era l’Inferno a tenere i fili…
Ero maledetta e condannata.
Ed ora invece, sono qui… seduta, davanti ad una finestra aperta che da sul porto, con gli stridii dei gabbiani e l’odore della salsedine a farmi compagnia mentre, con una penna stretta in mano, tento di dare un senso ai miei pensieri. A ciò che provo… per te.
Se potessi leggere queste righe… rideresti, o peggio penseresti che sono matta! E avresti ragione…
Non mi conosci, non mi hai mai parlato, ne mai mi hai sfiorato… per te sono solo un nome come tu lo eri per me, fìno a quando… nella folla, non ho incontrato il tuo sguardo bistrato.
Occhi di brace, scuri come il buio dell’Inferno che mi attanagliava, ma così vivi e penetrarti che, in un’istante, possono arderti l’anima.
E’ ciò che mi accadde, inevitabile come una condanna, ed altrettanto rapida e impietosa.
Senza possibilità di scampo, di fuga, di salvezza… sei entrato nella mia vita come la tempesta che scuote il mare e allo stesso modo… l’hai travolta.
Adesso, però, cerco solo un modo per dirti… grazie.
Sì, mio splendido Capitano pirata, forse tu ti aspettavi una dichiarazione d’amore e, in effetti io ti amo ma… hai già ai tuoi piedi i cuori di mille donne, ti basta solo un sorriso, un gesto elegante della mano e sono tue, e così altrettanto presto te ne liberi … dimenticandole, allontanandole.
… Non sarà il mio destino, non sarò tra loro…
Sono tua sì, di questo non dubitare, lo sono più di quanto potrà mai esserlo chiunque altra, ma in modo del tutto diverso perchè… sono parte di te.
Non entrerò mai nel tuo letto, non sentirò mai il calore del tuo corpo stretto al mio o il sapore della tua pelle… probabilmente non mi avvicinerò mai a te abbastanza perchè tu ti accorga della mia presenza, eppure tu sarai lì con me.
Come l’inverno che segue l’estate, come l’ombra generata dal sole, come la notte che diviene giorno… come una continua battaglia dove siamo nemici, uno contro l’altro, uniti e divisi… io sarò in te e tu in me… per sempre.
C’è un destino a legarci.
E’ così. Così che io ti amo, donandoti in silenzio l’unico vero tesoro che mai ho posseduto… la mia anima.
Malasorte si è fatto donna, ha sfidato tutto ciò a cui teneva, in cui credeva, per cui lottava, solo per te… per salvarti, per rendereti la vita, la possibilità di navigare, ancora, sulla tua Perla… per consegnarti… la tua libertà.
Come possono le altre non aver ancora capito? Cercano di trattenerti, di compiacerti e sedurti… e ancora non si sono rese conto che così non ti avranno mai, si feriranno solamente inseguendo un’illusione irrangiungibile.
Tu somigli alla sabbia fine portata a riva dal mare: se si tenta di stringere il pugno per afferrarla puoi trattenerne solo pochi granelli ma, se apri la mano, avrai tutta la sabbia portata dal vento.
E’ questo il mio amore per te: muto, nascosto, distante… e per questo più vicino di qualunque altro.
Quando la brezza spira dall’oceano mi porta il tuo profumo, mi racconta le tue imprese e riflesso sulla spuma dell’onda vedo la sagoma della tua Perla solcare le acque, come una regina che passa davanti ai suoi sudditi, fiera e indomita, generando timore e ammirazione… E tu sei il suo re… Il signore di un regno di mare e vento che non ha confini e non conosce barriere.
Tu popoli i miei sogni, respiri nella mia anima, vivi nel mio cuore… quel cuore che solo tu hai potuto restituirmi.
C’è stato un tempo, non molto lontano, in cui ero morta, vuota, priva di qualsiasi sentimento degno d’esser provato… Ero diversa, sola, e non riuscivo ad accettarlo.
Come potevo? Come potevo mostrarmi felice della mia condanna, del male subdolo e lento che mi aveva colpito d’improvviso, come un colpo di pistola, condannandomi per sempre senza colpe, quando tutti intorno a me, sani e perfetti, trovavano di che lamentarsi e disperarsi pretendendo la mia compassione e il mio conforto?
Quanta rabbia! Quanto odio!
Non li sopportavo! Non riuscivo nemmeno a guardarli senza che il disgusto mi avvelenasse l’anima, senza che il desiderio di distruggerli mi facesse perdere la ragione…
Così sono diventata Malasorte, lo spietato e sanguinario corsaro uscito dall’Inferno… dell’Inferno volevo far parte.
Cercavo vendetta, rivalsa. Desideravo solo combattere contro tutti e tutto, farli soffrire perchè scoprissero la disperazione senza più speranze.
Urlavo contro la burrasca tutto il dolore che nessuno capiva e che a nessuno importava vedere.
E poi…
Sei arrivato tu!
Jack Sparrow, il pirata più insolito, ammaliante e stupefacente che abbia mai avuto vita nei Caraibi.
Affrontavi ogni genere di pericolo, maledizioni, nemici immortali e il sorriso non ti scompariva mai dalle labbra. Perfino sul patibolo, con già la corda intorno al collo, ridesti rammentando una tua avventura di tanti anni prima che il banditore aveva appena letto… Possibile?
Come potevi tu… senza più nulla, con davanti solo la morte, trovare qualcosa di cui rallegrarti?
Per settimane questa domanda mi tormentò l’anima fino a che un giorno, quasi per caso, venni a sapere di una frase che pronunciasti con la figlia di un governatore  mentre eravate abbandonati su un isola deserta: ‘Dovunque vorremo andare, andremo… Una nave è questo in realtà… E’ libertà!’Â
Era questo il segreto.
Il tuo tesoro.
Tu non avevi rimpianti né paure, facevi ciò che desideravi quando lo desideravi, e potevi ridere in faccia alla morte perchè pienamente soddisfatto della vita.
Sei libero. Completamente e assolutamente libero.
Quando lo capii, il gelo che tanto a lungo mi aveva attanagliato il cuore si sciolse di colpo, e una nuova luce mi rischiarò l’anima.
Come un uccellino che per troppo tempo era stato rinchiuso, finalmente qualcuno aveva aperto la gabbia… Potevo volare.
Mi sono sentita di nuovo viva, è ritornata la voglia di sorridere, di esultare, perfino di cantare!
Tu ti eri insinuato nel mio cuore, e me lo avevi restituito… Aveva ricominciato a battere con te, con quel tuo unico sguardo che mi rivolgesti.
Ora non mi importa più di essere diversa, di essere malata.
Ora sono felice di vivere, e felice di ciò che la vita mi offre. Non devo far altro che allungare una mano e prendere ciò che voglio, come fa ogni pirata… Come mi hai mostrato tu Capitano.
Vinta la rabbia, l’odio e il dolore, respiro il profumo del mare, sento la carezza del sole sulla pelle, e vedo le onde incresparsi…
Che altro occorre per riempirsi il cuore e spiegare le ali?
Ora io so.
Sono certa che tu sarai sempre con me… e so che il mio amore per te resterà immenso e impetuoso come l’oceano, e come lui, ti seguirà ovunque vorrai!
La tua sposa è il mare, la tua amante è la tua nave, ma il tuo unico e solo amore è e sarà sempre… la libertà…
… E io, adesso, ne faccio parte.
Grazie.
Grazie di avermi ridato la vita.
Grazie di avermi riscaldato l’anima.
Ma, soprattutto, grazie di avermi mostrato come si vola liberi.
… Mio Capitano…
Per sempre.

Un passerotto
(23 settembre 2006)

June 16, 2011


Post recupero del 30 gennaio 2009 – Una normale giornata da scrittrice

Filed under: Old Avelion Blog, scrittura — Ryuki @ 19:27

Visto che il sito www.avelion.it sta per essere completamente rinnovato e il blog ad esso correllato sarà cancellato, in favore di un solo blog personale, ovvero questo, ho pensato che fosse carino recuperare e pubblicare qui alcuni dei post a tema scrittoreo che ho pubblicato all’epoca. Così da inaugurare al meglio la nuova categoria dedicata a quello che, ora posso dirlo in tutta franchezza, è ufficialmente il mio lavoro… la scrittura!

Mi ero ripromessa di usare il blog di ‘Avelion’ solo per comunicazioni ufficiali o comunque cose inerenti al libro, alla sua promozione e divulgazione, ma mi sono resa conto che scindere da me le emozioni che mi regala e le esperienze che faccio nel mio cammino di scrittrice esordiente sarebbe impossibile.
Così approfitto per unificare con questo post, il mio blog personale e questo dedicato al mio libro, perchè ormai lo scrivere è parte di me e non potrei più dividire una cosa dall’altra!
Voglio raccontarvi ciò che è accaduto oggi e che vale la pena di essere impresso tra queste righe:
- ho assistito alla prima vendita di un mio libro in libreria
- e ho visto la titolare esporlo in vetrina
Sarà stupido, infantile o di poco conto, ma per chi come me ha scelto la strada solitaria e tutta in salita dell’autoproduzione, che significa anche auto-promozione e soprattutto auto-distribuzione, piccole cose come vedere il tuo libro sugli scaffali di una libreria o essere acquistato da una persona totalmente estranea, che non sa niente di me e che non ho convinto a qualche presentazione o banchetto in fiera, ma che sceglie il mio libro solo perchè l’ha colpita… ha del miracoloso!
La cosa bella è che la libreria a cui oggi, grazie alla mia fidata amica e ‘referente per la provincia di parma’ (sì, ho amici che mi fanno da referenti e pubblicitari in varie zone d’Italia…. autoprodotta sì, ma ben supportata anche! ^_-) Rove,ho portato uno scatolotto da 12 di ‘Avelion’ è un delizioso locale di Langhirano la cui titolare si è rivelata una persona davvero piacevole.
La cosa buffa è che mi ha trovato e contatto lei per avere delle copie dopo che vari suoi clienti le avevano chiesto a gran voce ‘Avelion’ e qualcuno le aveva addirittura consigliato di tenerlo perchè ‘molto bello’.
E tutto questo senza la lunga mano della mia schiera di amici che mi fanno una anche troppo entusiastica propaganda.
C’è davvero qualcuno che senza conoscermi, senza essere incoraggiato o convinto, legge ciò che scrivo e lo trova di suo gradimento e questo è tutto ciò a cui aspiro.
Io scrivo per essere letta.
E quello che desidero l’ho avuto oggi durante una normalissima giornata da scrittrice!

May 9, 2011


A&F

Filed under: riflessioni, scrittura — Ryuki @ 00:24

Visto che ho deciso di usare questo come mio unico blog, era solo questione di tempo prima che mi decidessi a pubblicare qualcosa riguardante il mio lavoro e la mia vera passione, ovvero la scrittura.

Proprio stasera mi sono resa conto che una mia idiosincrasia ha una buffa simmetria, o assonanza se preferite, con qualcosa che anche se meno piacevolmente, mi caratterizza a pieno.

Due lettere: A & F.

Per chi non lo sapesse AF è la sigla con cui viene definita la malattia genetica di cui sono affetta l’Atassia di Friedreich, abbreviata in AF nei discorsi in chat, o comunque quando a parlarsi sono due interlocutori che sanno bene a cosa si riferisca questa sigla.

Ma la A e la F sono anche le due lettere che da sole racchiudono la mia intera realtà di scrittrice. Com’è possibile?

Beh, vediamo se ci arrivate: ‘Avelion’, ‘Alessia in Cosplayland’, l’ancora in scrittura ‘Argetlam’.
Notate nulla in comune in questi titoli?

Ecco, una delle mie idiosincrasie da scrittrice: tutti i miei libri, o il nome della saga, iniziano tutti per A.
E’ la lettera dell’alfabeto che preferisco, la prima, e ricorda sia un triangolo, che il numero 3 visti i tratti che servono per comporla. Entrambe queste cose hanno una forte simbologia magica, e visto che un’altra delle mie manie più rilevanti è quella dell’unicità, avere libri che iniziano per A garantisce un sicuro modo per distinguersi e finire in ‘pole position’ negli elenchi.

E la F?
Beh… Fantastico, Fantasy, Fantascienza, ovvero i generi di cui scrivo né più, né meno.

E’ buffo, ma per qualcuno nato il 01/09/84 (provate a togliere gli 0 e le / e avrete 1984, cioè il mio anno di nascita scritto per esteso) che vive la vita in una strana alternanza di cicli da 5 anni, e che sceglie i nomi dei suoi personaggi anagrammando parole, oppure chiamando famigliari con lo stesso nome scritto da sinistra a destra e poi viceversa. O peggio, che quando non li inventa, pretende che abbiano un significato che rispecchi e spieghi il personaggio a cui appartegono… potete facilmente intuire che…
Sì, per essere scrittori una piccola dose di follia non può davvero mancare!

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